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Accreditamento MIUR del "Percorso di aggiornamento e sensibilizzazione alla Psicomotricità in ambito pedagogico educativo"

Segreteria CeRFoPP, 16 luglio 2019

Il CeRFoPP è lieto di comunicare che il MIUR, con Decreto del 09/07/19 prot. 1046, ha accreditato per l'anno scolastico 2019/2020 il "Percorso di aggiornamento e sensibilizzazione alla Psicomotricità in ambito pedagogico educativo" in programma per ottobre 2019.

Il corso è già disponibile sul catalogo delle attività formative del portale SOFIA del MIUR.

È possibile utilizzare la Carta del Docente per il pagamento del corso (codice esercente 3CPVG).

Allegati

Decreto MIUR del 09/07/19 prot. 1046

L'Ufficio Scolastico Regionale FVG accredita le iniziative formative del CeRFoPP

Segreteria CeRFoPP, 3 luglio 2019

Il CeRFoPP è lieto di comunicare che l'Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, con Decreto del Dirigente Titolare del 24/06/19 prot. 7611, ha accreditato le due attività formative "La pedagogia, la relazione, l'organizzazione didattica di una scuola dell'infanzia aperta" e "Corso di formazione alla psicomotricità in ambito educativo-scolastico" in programma per settembre 2019.

Si tratta di un riconoscimento di grande importanza per il Centro e di un'ulteriore opportunità per tutti gli Associati, che possono usufruire dei vantaggi delle attività formative autorizzate dall'Ufficio Scolastico Regionale.

Seguiranno nelle prossime settimane le informazioni per poter utilizzare la Carta del Docente per la quota di partecipazione alle attività.

È ancora in corso l'iter di accreditamento delle attività formative presso il MIUR, attraverso la piattaforma nazionale "Sofia". Ulteriori aggiornamenti verranno pubblicati sul sito del CeRFoPP appena disponibili.

Allegati e informazioni

La Psicomotricità Educativa come promozione del ben-essere del bambino - terza parte

A cura della Dott.ssa Gabriella Andreatta

Presidente CeRFoPP, 9 luglio 2018

Il ruolo dello psicomotricista

Il ruolo dell'operatore in psicomotricità educativa e preventiva, e anche il ruolo di educatori durante tutto il corso della giornata. Questo è importante se si vuole creare una continuità all'interno dell'ambiente educativo.

Il principio basilare dovrà essere il rispetto per la persona: lo psicomotricista dovrà aver ben presente l'etica dell'ascolto che permette di essere disponibile alla diversità di ciascuno e di farne valore e conoscenza.

Non sarà sufficiente l'osservazione silenziosa da parte dello psicomotricista, anche se sarà dichiaratamente colma di senso. Il bambino ha bisogno di un riconoscimento del qui ed ora ed aspetta immediatamente una restituzione da parte dell'adulto che lo osserva. Una restituzione, altresì, che non avrà lasciar spazio ad una valutazione sulla persona. Il bambino chiede conferma e rassicurazione e il dialogo che si instaura con dovrà svolgere la funzione di mettere parole sulle azioni del bambino, non per limitare, non per giudicare.

Le parole, ma anche l'intero linguaggio non-verbale dello psicomotricista, servono a descrivere e a dare significato alle azioni che il bambino sta compiendo, servono a creare una circolarità che gli permette di sentirsi riconosciuto e incoraggiato.

L'adulto è per il bambino, lo specchio, nel quale guardarsi e riconoscersi. Questo tipo di relazione ricorda il rapporto diadico madre-bambino nel momento dell'allattamento, nel momento dell'accudimento, l'alternarsi di suzione e riposo in cui si inseriscono le stimolazioni della madre è considerato il prerequisito della comunicazione. Questo è considerato il ritmo in cui parlano due protagonisti e in cui ciascuno ascolta l'altro.

Crescendo il bambino trasferirà questa modalità di relazione con l'Altro nel gioco di dare e ricevere; inizierà inoltre ad indicare un oggetto, prima con il solo obiettivo di ottenerlo, ma poi anche per il piacere di condividere un interesse con l'Altro.

Si tratta di una capacità tipicamente umana poiché implica la possibilità di rappresentarsi ciò che l'Altro a sua volta si rappresenta (teoria della mente).

La definizione del nostro compito può ispirarsi al concetto di madre sufficientemente buona descritto da Winnicott: ella possiede quella preoccupazione materna primaria che le consente di intervenire in modo puntuale alle richieste del figlio.

Questa madre ha la capacità di presentare il mondo al bambino favorendo la sua crescita: sa quando intervenire tempestivamente e quando differire il soddisfacimento dei suoi bisogni. Lo fa istintivamente. La madre non deve essere perfetta, anzi, deve avere delle carenze affinché il bambino possa avere la possibilità di uscire dal silenzio della fusione con lei per tentare la via della comunicazione, dello scambio sociale. Da qui la necessità per il bambino di trovare “strategie” di rassicurazione e consolazione. Nel passaggio dallo stato dipendenza assoluta a quello di indipendenza (conquista dell'autonomia) entrano in gioco gli oggetti transizionali: si tratta di oggetti che per le loro caratteristiche tattili rappresentano e sostituiscono momentaneamente le cure materne (un pezzetto di stoffa, un cuscino, un peluche...). Il loro compito è aiutare il bambino a rendersi indipendente dalla madre. Nel corso dello sviluppo l'oggetto transizionale perde la sua rilevanza emotiva lasciando il posto a veri oggetti d'amore interiorizzati: per star soli, dobbiamo essere in compagnia.

Allo stesso modo, nel corso della seduta di psicomotricità, e fuori dalla sala, ovvero in tutto l'ambiente in cui il bambino vive, all'adulto che si occupa di lui è richiesto di essere garante di un “Holding”, di un contenimento, in cui ciascun bambino possa sentirsi libero di agire il proprio vissuto interno, ma protetto e rassicurato della possibilità di ritrovare tutto sé stesso.

Lo psicomotricista, in particolare, ha una funzione e responsabilità importante che dovrà riferirsi a ciò di cui si è trattato in questo testo. La sua competenza sarà dimostrata nella preparazione dell'ambiente più adatto a quel gruppo di bambini. Non si tratta solo dell'allestimento fisico della sala di psicomotricità, ovvero della disposizione di materiale, ma della creazione di un ambiente psicologico in cui il bambino possa sentirsi contenuto, accolto, ascoltato e allo stesso tempo libero di esprimersi attraverso il movimento.

L'operatore dovrà assumere un atteggiamento maternante, ma allo stesso tempo anche strutturante; dovrà essere malleabile e trasformabile, ma anche garante e detentore di legge e limiti.

I bambini necessitano di contenimento, e il setting del dispositivo della psicomotricità lo assicura. Le pareti in sé sono un confine, ma soprattutto il rituale che scandisce i diversi momenti della seduta: l'accoglimento di ciascuno, il gioco libero, la storia, la rappresentazione e il saluto finale. Ogni gesto ha un significato e il suo ritornare fornisce ai bambini certezza.

La seduta infatti, è anche un dispositivo spazio-temporale che aiuta il bambino ad orientarsi rispetto questi concetti astratti. Fin dai primi mesi di vita “spazio” (spazio sensomotorio) e “tempo” sono binari (luce/ombra, pancia piena/pancia vuota, contrazione/rilassamento); in seguito iniziano a complicarsi: con la deambulazione il bambino inizia ad esplorare il mondo e ad averne una prospettiva diversa; la percezione del tempo viene legata all'andamento della giornata.

Esistono un tempo del Mondo e un tempo dell'Io; quest'ultimo ovviamente è soggettivo, è legato al tipo di esperienza che il soggetto sta facendo. Nella seduta di psicomotricità l'integrazione dei due aspetti è garantita dall'operatore. Egli scandisce i tempi, annuncia l'inizio e la fine di un'esperienza, preavvisa la chiusura di un'attività...

Inoltre, durante il rituale di inizio e fine, parlando con i bambini l'operatore li aiuta a rappresentarsi ciò che avverrà e ricordare ciò che è già avvenuto. Parla con loro del prima e del dopo. E soprattutto dà loro un appuntamento per il ritorno di questa esperienza. È proprio la regolarità, il ritorno del piacere che permette al bambino di situarsi nel tempo.

L'educatore, come lo psicomotricista, ha la possibilità e responsabilità di svolgere questo compito anche in altri spazi e tempi della giornata che il bambino trascorre nell'ambiente scolastico, al di là della seduta di psicomotricità.

In ogni ambiente della scuola o del nido, l'educatore dovrà fare riferimento al qui e ora del bambino. Lo stesso trattandosi di centri privati che offrono la psicomotricità educativa.

È quel presente che, in qualche modo, rivela il passato del bambino e mette le basi per un futuro. Dice della sua possibilità di agire sul tempo, sullo spazio, con il materiale. L'ambiente dovrà essere, per ciò, preparato per loro, pensando a loro. É la possibilità di dare ai bambini l'opportunità di vivere spazi diversi, materiali diversi, tempi diversi e possibilità di agire in un ambiente che mantiene ben presente la necessità del bambino di vivere la possibilità della trasformazione. L'obiettivo sarà quello di accompagnare il bambino, attraverso esperienze rassicuranti, per una sua maturazione armoniosa.

Riferimenti bibliografici

  • L. Camaioni, a cura di, La teoria della mente, Laterza;
  • J. Bowlby, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore;
  • B. Aucouturier, Il metodo, Edizioni Franco Angeli;
  • R. Vianello, Psicologia dello sviluppo, Edizioni junior;
  • U. Galimberti, Il Corpo, Feltrinelli.

Riproduzione vietata

La Psicomotricità Educativa come promozione del ben-essere del bambino - seconda parte

A cura della Dott.ssa Gabriella Andreatta

Presidente CeRFoPP, 01 luglio 2018

La metodologia

La psicomotricità considera il corpo come il punto di partenza per la crescita fisiologica, cognitiva, affettiva e relazionale.

Attraverso l'esperienza vissuta (e quindi motricità corporea) si elaborano le strutture fondamentali del pensiero astratto si sviluppano le senso-percezione esterocettive (visive, tattili, uditive, olfattive, gustative) e propriocettive (percepire la forma e la posizione del proprio corpo, controllare come si muove, la sua posizione nello spazio, il suo rapporto con l'ambiente) che permettono di costruire l'immagine corporea.

Inoltre, si migliorano gli schemi motori di base, si sviluppano la percezione dell'orientamento e delle distanze, si prende coscienza delle proprie emozioni, si realizza una condizione di equilibrio psicofisico e l'identità personale. Si sviluppano l'apprendimento, l'organizzazione, il controllo delle azioni attraverso il processo di decentramento.

La presa di coscienza della propria corporeità avviene, come già detto, tramite l'agire, l'esplorare, il comunicare con la parola ma in particolare attraverso il non verbale, l'ascolto delle sensazioni che il corpo invia. La conoscenza e l'organizzazione del proprio corpo relativamente a se stesso e nel rapporto con il mondo (cose e persone) porta ad una crescita conoscitiva individuale e sociale.

L'attività, o ancor meglio, l'azione del bambino è all'origine di ogni conoscenza, di ogni relazione, di ogni comunicazione. Attraverso la psicomotricità viene favorito il processo educativo e preventivo in quanto considera determinanti i rapporti tra:

  • azione corporea - intelligenza;
  • movimento - intenzionalità;
  • gestualità - linguaggio;
  • organizzazione tonico emozionale - attività conoscitiva.

Tutto questo attraverso l'intrecciarsi delle dualità: io psicologico e biologico, mente-corpo, psico-motricità.

Il dispositivo spazio - tempo

La psicomotricità educativa offre al bambino un dispositivo composto da: spazio - tempo, un materiale originale, un operatore formato. Sarà un luogo dove potrà sentirsi accolto in sicurezza. Questo permetterà al bambino stesso di esprimere le proprie emozioni, soddisfare bisogni affettivi e relazionali e aprirsi al desiderio di ingrandirsi.

La psicomotricità è indicata ai bambini da zero a sette - otto anni d'età, dando loro la possibilità di agire il proprio vissuto interno attraverso il gioco, attraverso il piacere del movimento, favorendo la loro maturazione. La psicomotricità, dunque, ha principalmente la funzione di accompagnamento e di ascolto.

La psicomotricità va ad integrare l'esperienza educativa dei bambini svolgendo, nello stesso tempo, una funzione di aiuto e prevenzione favorendo il possibile superamento del disagio infantile nella sua complessità e particolarità.

Attraverso questa attività sarà favorita la qualità delle relazioni fra coetanei e fra bambini e adulti, relazione che condiziona molto spesso la riuscita dell'esperienza scolastica.

Finalità

L'attività psicomotoria ha come obiettivo primario quello di favorire nel bambino un vissuto tale da portarlo a percorrere con pienezza le tappe che lo portano:

  • alla conquista dell'autonomia;
  • alla maturazione dell'identità;
  • allo sviluppo delle sue potenzialità e competenze.

Una particolare attenzione alla funzione del gioco come metodologia prevalente.

Tenendo presenti le argomentazioni fin qui esposte, le dinamiche di conquista della propria identità personale e il rapporto tra fattori fisici e psicologici, si può riflettere sulla metodologia prevalente che da senso al gioco del bambino e, ripercorrendo le situazioni che più facilmente si osservano durante una seduta di psicomotricità, capirne il significato più profondo.

Giocare per il bambino è vivere il piacere di agire, è vivere il piacere del proprio corpo in movimento, proiettando il proprio mondo interno psichico nelle relazioni che egli stabilisce con il mondo esterno. Il gioco mette in relazione il mondo interno del bambino con il suo mondo esterno.

Il bambino investe sul materiale, lo trasforma, agisce per cercare rassicurazione.

In particolare, il gioco permette al bambino di rassicurarsi in ordine alla mancanza/assenza dell'oggetto primario attraverso la via del piacere.

Attraverso la via del corpo, dunque il bambino parla del proprio mondo interno, del proprio vissuto rispetto le figure genitoriali, rispetto all'assenza dell'oggetto primario; ci parla della sua angoscia di perdita, dei suoi mezzi di rassicurazione...

Nello specifico della seduta di psicomotricità, distinguiamo il giocare del bambino che ha la funzione di rassicurazione.

Attraverso la via del movimento, il bambino drammatizza ciò che dentro di sé può procurare una certa angoscia e ciò che può rassicurarlo: allontanarsi dalla madre, temere di averla persa, sentirsi a pezzi, proprio come la torre, ma ritornare da lei, ri-sentirsi in un'unità con l'oggetto d'amore primario, ri-costruire un contatto fisico, di nuovo come la torre.

Il ripetersi di questa esperienza permette al bambino di interiorizzare “l'idea” che... la torre può essere distrutta per essere ricostruita, i pezzi non spariscono, ma si ricompongono... la madre può allontanarsi o essere allontanata, ma per ritornare, per ricongiungersi al figlio.

Secondo lo stesso principio osserviamo nel bambino il gioco dell'arrampicarsi, dell'elevarsi dal pavimento. Vengono usati a questo scopo spalliere, materassi, ponti, scale... “elevarsi” è allontanarsi da una situazione di stabilità, di equilibrio certo, per cercare situazioni di lontananza.

Nell'arrampicarsi il bambino sperimenta la possibilità di essere “da solo” e di sentirsi “onnipotente”. Solitamente, dal punto più alto che riescono a raggiungere, i bambini cercano la conferma dell'adulto, hanno bisogno di essere riconosciuti nella loro azione coraggiosa, hanno bisogno di essere “visti” anche se “lontani” da noi e dal terreno.

E se rassicurati dal nostro linguaggio (verbale o non verbale) trovano la spinta e la sicurezza per proseguire nella loro azione.

Anche nei giochi in cui il bambino compie azioni quali scivolare, dondolarsi, rotolarsi, riempire e svuotare, apparire e scomparire, prendere e lasciare, ritroviamo lo stesso significato e lo stesso senso di rassicurazione: nell'allontanarsi da una situazione di certezza, di equilibrio, il bambino ha sempre la possibilità di ritornarvi e di rassicurarsi: nulla va perduto!

Nel gioco che rassicura i bambini traducono in azioni quelle immagini inconsce che la libera espressione del corpo ha evocato. Utilizzando lo spazio, i materiali a disposizione, il linguaggio verbale e gli Altri, il bambino per lo più imita i gesti della vita quotidiana: l'andare al lavoro, il mangiare, il dormire... classico è l'esempio dell'orsacchiotto: il bambino si prende cura di lui, lo copre, lo nutre, lo addormenta e ri-attualizza le cure materne a sua volta ricevute.

Attraverso il gioco, dunque, il bambino ha la possibilità di parlare di Sé, delle proprie emozioni. Attraverso il gioco con la possibilità di porre all'esterno il proprio interno contemporaneamente e gradualmente prende distanza e riconosce il proprio vissuto emozionale.

Si tratta di un graduale processo di decentramento che permetterà al bambino di accedere, con la dovuta e necessaria tranquillità psicologica, al pensiero operatorio.

La terza parte dell'articolo verrà pubblicata nelle prossime settimane
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La Psicomotricità Educativa come promozione del ben-essere del bambino - prima parte

A cura della Dott.ssa Gabriella Andreatta

Presidente CeRFoPP, 22 giugno 2018

Premessa

Parlare di psicomotricità educativa è annunciare ciò che essa si prefigge in primo luogo: dare significato a ciò che i bambini compiono per esprimersi: il movimento.

Il movimento come gioco trattandosi della psicomotricità educativa e preventiva, un movimento più complesso trattandosi di psicomotricità di aiuto a piccolo gruppo o individuale.

Dal semplice giocare, al semplice muoversi, così come inteso dal senso comune, al comprendere il valore del gioco e del movimento per il bambino, è un passo importante che permette all'adulto di dare significato e valore all'elemento fondamentale dello sviluppo del bambino.

La psicomotricità ha, come fine primario, la comprensione dell'espressività motoria del bambino trasformando in pedagogia e in didattica ciò che i bambini da sempre fanno spontaneamente ovvero giocare.

Il gioco permette al bambino di agire con il proprio corpo nella misura in cui l'ambiente circostante comprende che l'azione è vitale per lo sviluppo del bambino e predispone l'ambiente adatto affinché il bambino stesso diventi autonomo nel suo agire.

La psicomotricità cerca di far chiarezza sulla notevole confusione che investe la pedagogia del movimento nella prima e seconda infanzia, comprendendo che il muoversi per il bambino è l'essenza della vita, ha la stessa importanza del nutrirsi. Comprendere ciò, dovrà essere il compito di ogni educatore ma, allo stesso tempo è anche un impegno del contesto sociale in cui molto spesso il tempo e il fare del bambino è regolato dal tempo e dal fare dell'adulto.

L'espressività motoria del bambino, qualsiasi essa sia: espressione di benessere o malessere, impegna l'adulto che dovrà dare un significato che va oltre ciò che appare.

La formazione dell'adulto educatore è dunque fondamentale.

Cos'è la psicomotricità oggi?

La possiamo definire come un ritrovarsi, in un insieme ideale e formale, di più idee e di pratiche rivolte al bambino, che valorizzano il gioco e il movimento dando loro il significato di essere i mezzi privilegiati per esprimere l'interno (emozioni, immagini profonde, pensieri) sul mondo esterno.

Il termine psicomotricità mette in rilievo che esiste una stretta correlazione tra motricità, affettività i processi intellettivi e di apprendimento.

I campi della ricerca e dell'espansione della psicomotricità si avvalgono di contributi di vari autori e si è visto nascere, nel tempo, le varie scuole di pensiero e relativi metodi.

La psicomotricità educativa preventiva e di aiuto alla maturazione del bambino, deriva principalmente dall'osservazione di come il bambino, i bambini, si esprimono essenzialmente attraverso la loro innata psicomotricità, di come la psicomotricità venga organizzata attraverso il gioco come azione, del loro autonomo modo di giocare, e di come esprimono le loro naturali esigenze di movimento.

L'osservazione, progressivamente si centra su come l'azione/gioco favorisca nel bambino la naturale maturazione e come essa faciliti allo stesso tempo, la presa di distanza dal gioco magico per raggiungere la possibilità di acquisire la propria identità e giongere alla possibilità di pensare e accedere al mondo dei saperi formali.

Inoltre, attraverso l'osservazione competente sarà possibile cogliere le difficoltà di alcuni bambini e attraverso l'aiuto a piccolo gruppo o individuale poter dare loro l'aiuto necessario per incontrare il mondo che, al contrario, potrebbe diventare per il bambino di difficile comprensione ed integrazione.

In sintesi, dunque, la psicomotricità si basa principalmente sull'inquadramento delle azioni giocate spontaneamente e liberamente da parte del bambino.

Quale sarà il quadro che contiene tali azioni? In primo luogo gli obiettivi della psicomotricità e in seguito un dispositivo posto a disposizione del bambino. Infine l'attitudine dello specialista in psicomotricità.

Inoltre bisognerà definire i luoghi dove si colloca la psicomotricità che sono: l'asilo nido e la scuola per quanto riguarda la psicomotricità educativa e preventiva, i centri privati per quanto riguarda la psicomotricità di aiuto alla maturazione.

Il seguito dell'articolo verrà pubblicato nelle prossime settimane
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Lo sviluppo del sé, l'empatia, la comunicazione

Segreteria CeRFoPP, 21 maggio 2018

Nel corso di questi mesi di studio abbiamo affrontato diversi concetti fondamentali per l'approccio, l'essere e lo stare del professionista nella seduta di psicomotricità.

Essi sono: lo sviluppo del sé, l'empatia, la comunicazione non verbale e la teoria dell'attaccamento.

Il concetto cardine della relazione umana è l'empatia, essa nasce con l'uomo, la si può perfezionare ma non si impara; queste affermazioni hanno una rilevanza scientifica e le affronterò in seguito.

Tre sono i componenti che, fra loro, interagiscono in modo dinamico e che fanno in modo che possa esserci empatia. Essi sono: la condivisione affettiva intesa come capacità di risuonare con lo stato affettivo dell'altra persona, l'auto-consapevolezza di sé che permette la discriminazione fra i propri sentimenti e quelli dei propri simili e la flessibilità intesa come capacità di adattare il proprio punto di vista a quello degli interlocutori.

Attraverso l'empatia l'essere umano può captare pensieri e azioni delle persone con cui si relaziona ed è possibile riassumerlo come un “mettersi al posto dell'altro”, guardalo dentro ma dall'esterno; c'è da considerare anche che l'immagine che possiamo cogliere di lui è legata al suo vissuto e al suo stato d'animo del momento (Boella).

A queste ultime affermazioni dobbiamo collegare due concetti: i neuroni a specchio e la comunicazione non verbale.

Per esprimere l'esistenza e la funzionalità dei neuroni a specchio, dobbiamo approcciarci agli studi di Rizzolatti e Gallese.

Essi, attraverso la sperimentazione eziologica sul comportamento di alcune scimmie e rilevazioni strumentali sul cervello, hanno individuato dei neuroni che hanno la caratteristica specifica, presenti anche nell'essere umano, di far cogliere e far comprendere le emozioni di chi ci è di fronte.

È fondamentale sapere che i nostri neuroni a specchio riescono ad anticipare l'azione e l'emozione e questo ci collega al discorso fatto prima sull'empatia perché attraverso il coinvolgimento di sensazione e percezione si crea la relazione umana in cui è coinvolto il "sentire" inteso come “sentimento”. È attraverso quest'ultimo che è possibile interagire con conoscenza e consapevolezza.

La comunicazione non verbale, invece, è il modo in cui il nostro corpo, le espressioni del viso e la voce esprimono ciò che “proviamo” al di là delle parole che utilizziamo ed è il modo in cui comunichiamo di più con i nostri simili.

Attraverso l'empatia e la comunicazione non verbale mettiamo le basi per una buona ed efficace osservazione e “relazione reale” con il bambino all'interno o all'esterno della seduta di psicomotricità.

Di fondamentale importanza è anche conoscere le fasi di crescita del bambino viste, non solo dal punto di vista fisico e cognitivo, ma anche dal punto di vista relazionale.

Questa crescita parte dalla nascita del bambino e comprende la relazione sia con se stesso che con gli altri.

Durante il corso, ci sono state esposte, dai relatori, alcuni pensieri, teorie e studi di Stern, Gallese, Damasio e diverse correnti come: la fenomenologica, il cognitivismo di Piaget, Brener, Bowlby e il pensiero psicoanalista di Freud e Jung, Kandel, ecc. relativi al concetto di sé.

Per Stern, nelle varie fasi di crescita del bambino vengono riconosciuti quattro sé. Egli individua un primo sé che parte dalla sensazione di esserci, di esistere ma non passa dal ragionamento e dalla consapevolezza.

Segue il sé emergente che si individua da 0 ai 3 mesi, momento in cui c'è il riconoscimento reciproco fra il bambino e l'altro/ adulto e il coinvolgimento è sia mentale che fisico.

Al neonato oltre al nutrimento, gli serve la relazione con la madre o il caregiver che, prendendosi cura di lui anche attraverso i gesti, gli scambi espressivi, le attenzioni, fa sì che il bambino si senta riconosciuto dell'adulto e quindi ha la sensazione di esistere.

A questa fase segue il sé nucleare che si osserva fino ai 7 mesi circa; durante questo periodo il bambino fa esperienza attraverso l'azione con gli oggetti e durante la relazione con l'adulto, egli inizia ad allontanarsi o avvicinarsi attraverso lo sguardo.

Tutte queste esperienze (tempo, affetto, sensazioni e azione) sono vissute senza consapevolezza.

In questo periodo di crescita, mamma e bambino sperimentano la teoria della regolazione in cui la mamma impara fino a quando il bambino può sopportare l'eccitazione e il bambino impara a gestire ciò che lo circonda. Questo processo dura tutta la vita.

Dai 7 ai 9 mesi si ha il sé soggettivo in cui il bambino, ad esempio quando l'adulto imita o anticipa i suoi gesti con dei suoni “Oplà”, scopre la sintonizzazione affettiva; l'adulto lo pensa come lui pensa all'adulto e quindi intuisce che può esserci relazione fra i due.

La base è la teoria della mente detta Tom che ha i suoi fondamenti su: l'attenzione condivisa, l'imitazione facciale e il gioco di finzione.

Dai 9 mesi in poi, quando il bambino inizia ad acquisire il linguaggio, si passa al sé verbale e al sé linguistico. Nella prima il bambino inizia ad avere consapevolezza di sé ed inizia il gioco simbolico; in seguito, crescendo, il bambino pensa e si esprime. La narrazione e il gioco hanno un rapporto biunivoco perché per tutte e due c'è un inizio, uno svolgimento e una fine.

Un accenno alla teoria dell'attaccamento di Bowly: attraverso delle fasi, il bambino impara a conoscere se stesso e l'ambiente circostante grazie alla primaria e stretta interazione con la madre che lo porta a sentire una base sicura e quindi ad essere rassicurato (elemento fondamentale per uno sviluppo sano).

Quando il bambino è rassicurato, sente la presenza in sé dell'adulto e quindi può permettersi di allontanarsi da lui e vivere nell'azione e nel gioco. La rassicurazione dura tutta la vita.

Se in sala di psicomotricità il bambino non utilizza il gioco simbolico, significa che l'attaccamento permane.

Sintesi della relazione dell'Allieva del Corso Propedeutico Rosa Runcio
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Buon Compleanno CeRFoPP!

Presidente CeRFoPP, 14 maggio 2018

Il 20 maggio 2018 il CeRFoPP compie il suo primo anno di attività.

Con grande soddisfazione ritengo importanti i passi che, iniziati quasi in sordina, hanno seguito la strada che ora dà visibilità al Centro, ormai riconosciuto sui territori in cui opera. In particolare è la qualità della formazione che ha portato via, via ad un avvicinamento di molti allievi.

Il bilancio di questo primo anno è dunque da considerarsi pienamente positivo e di grandi soddisfazioni.

I lavori iniziati e terminati, i corsi iniziati e in svolgimento, hanno vista la partecipazione di numerosi allievi.

Il primo Corso breve (5 incontri), iniziato a maggio 2017 si è concluso a ottobre 2017.

Il corso propedeutico alla formazione in Psicomotricità, iniziato a maggio 2017, andrà a concludersi a dicembre 2018. Per questo Corso è prevista la continuazione fino a completare la formazione in Psicomotricità prevista dalla Legge 4/2013.

Il Master, nato dalla collaborazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia con il CeRFoPP e iniziato a dicembre 2017, sta proseguendo in maniera più che soddisfacente. La formazione rispetta quanto stabilito dalla Legge 4/2013 e già si pensa ad un successivo Master Universitario.

Il 3 febbraio 2018 si è svolto il primo Seminario dal titolo “Dalla nascita all'adolescenza, luci e ombre”. È stato un momento particolarmente importante che ha visto coinvolte numerose persone.

Lo sguardo sugli eventi di questo anno appena trascorso, ci rende orgogliosi e determinati nel continuare su questa linea, che dovrà mantenere viva il più possibile l'idea di una formazione di alta qualità, che incontri l'interesse di ogni persona che partecipa e parteciperà agli eventi proposti dal Centro.

Verrà in particolare curata, come fatto fino ad ora, l'accoglienza e la sollecitudine verso tutti coloro che vorranno entrare nel nostro Centro.

La Presidente Gabriella Andreatta